La campagna Facebook di P&G è sul filo dell’eticità?


Da un’ora qui in ufficio non si parla di altro. Parliamo dell’ultima campagna di Procter & Gamble Italia, sulla donazione dei vaccini per la prevenzione del tetano neonatale.

La campagna è divisa in due parti:

- da un lato, P&G (dal 1 ottobre al 31 dicembre) per ogni acquisto dei prodotti sui quali è apposto il logo dell’iniziativa e dei prodotti venduti nell’ambito di attività promozionali (dove è apposto questo logo P&G dedicato) donerà all’UNICEF la somma necessaria all’acquisto di una dose di vaccino contro il tetano neonatale;

- dall’altro lato, la stessa P&G fa partire una “campagna” su Facebook legata a “mi piace” e “condivisioni”.

Mi concentrerei su quest’ultima (sulla prima nulla da dire).

La campagna Facebook di P&G è sul filo dell'eticità?

P&G afferma che è possibile partecipare al progetto in questi modi:

1) una donazione automatica di P&G in favore del Progetto senza alcun onere per l’utente per un importo di €0,054, equivalente ad esempio al costo di una dose di vaccino contro il tetano, per ciascun “Mi Piace” a immagini che invitano alla donazione all’iniziativa effettuato dopo aver cliccato sulle immagini stesse;

2) una donazione automatica di P&G in favore del Progetto senza alcun onere per l’utente per un importo di €0,162, equivalente ad esempio al costo di tre dosi di vaccino contro il tetano, per ciascun “Condividi” a immagini che invitano alla donazione all’iniziativa effettuato dopo aver cliccato sulle immagini stesse.

A fronte di tali attività P&G si impegna a versare il corrispettivo al Comitato in favore del Progetto sino ad un ammontare massimo di €27.000 (Euro ventisette mila) equivalenti a 500.000 (cinquecentomila) dosi di vaccino.

Aiuterai così P&G e l’UNICEF a vaccinare una donna in età fertile contro il tetano. Bastano solo due dosi di vaccino durante la gravidanza per proteggere mamma e bambino contro il tetano alla nascita e per i successivi due mesi.

Considerazioni

Quello che è venuto fuori in ufficio è questo:

- se hanno già stanziato il budget (27.000 €) cosa succede se si arriva a 22.000 € (ad esempio)? I 5.000 € non vengono donati?
– si mettono gli utenti davanti una scelta: fai il “mi piace” e salvi il bambino; e se non lo faccio?
– è possibile legare la vita di un bambino al valore di un “mi piace”?

Secondo noi c’è stato un errore alla base, proprio a livello di comunicazione. Non sarebbe stato meglio stanziare il budget (senza legarlo ad azioni) e dire: “Noi, come P&G, doniamo 27.000 € per comprare vaccini. Che ne dite, vi piace l’iniziativa?”.

Che ne pensate?

I 13 ruoli di un Community Manager Interno


Quando ci si riferisce ad un “Community Manager” si parla di qualcuno che possa gestire le relazioni online per una particolare Marca o Azienda utilizzando strumenti come Facebook, Twitter ed i Blog.

Leggendo un post HR COMMUNICATION ho scoperto che negli ultimi anni pare stia emergendo un nuovo ruolo di Community Manager, l’“Internal Community Manager”.

Con la proliferazione di software di Enterprise 2.0, fornitori e clienti si sono resi conto che queste comunità non appaiono da sole, magicamente. Insieme a questa consapevolezza è aumentata la richiesta di persone per gestire le scelte degli utenti, il marketing e la gestione della comunità.

Questa posizione può sembrare il lavoro perfetto per lo specialista dei Social Media nella vostra organizzazione. Di seguito alcune sue responsabilità:

  • Moderazione dei forum;
  • Scrivere post sul blog;
  • Curare wiki;
  • Organizzare briefing sui Social Media;
  • Sviluppare strategie di adozione da parte dell’utente;
  • Rispondere alle domande degli utenti;
  • Monitorare e analizzare le attività degli utenti;

Ma l’Internal Community Manager in realtà si occupa di molti altri ruoli, non tutti piacevoli ed emozionanti e molti dei quali non saranno in cima alla lista dei desideri dei potenziali candidati.

Diamo uno sguardo ad alcuni di essi:

       1.      Arbitro

Quando qualcuno posta un link ad un articolo abbastanza scottante, ad esempio politico, e la conversazione inizia a evolvere verso insulti e sarcasmo partigiano, indovinate chi sarà a guidare la conversazione verso un sano e professionale dibattito? Non è possibile infatti utilizzare i privilegi di amministratore per bloccare o eliminare la conversazione, altrimenti non saresti un community manager, ma il Grande Fratello.

       2.      Mediatore

Quando la comunità inizia a lamentarsi della velocità, dell’affidabilità e dell’accessibilità della piattaforma, è necessario far notare tali preoccupazioni agli sviluppatori e spingerli a risolvere i problemi.

Se una nuova caratteristica sviluppata per gli utenti è piena di bug, non si può semplicemente allinearsi con l’azienda e dire che è un prodotto di altissimo livello, ma bisogna essere in grado di offrire onestà e imparzialità.

Dopo tutto, siete l’avvocato per la comunità, non un portavoce del team di sviluppo.

       3.      Party Promoter

Il volantinaggio tornerà ad essere di moda. Se necessario infatti, distribuirete volantini, invierete e-mail, organizzerete briefing e qualsiasi altra cosa voi possiate fare per convincere la gente ad intervenire.

       4.      Comico

Non si può eliminare il ruolo “Sociale” nei Social Media e quindi deve esserci qualcuno lì per far divertire la comunità.  Il community manager deve essere confortevole e con il giusto umorismo in un ambiente professionale.

       5.      Insegnante

Mai provato a insegnare ad un golfista a cambiare il suo swing dopo che lo ha fatto allo stesso modo per 20 anni? Preparatevi ad un impresa molto più impegnativa.

È già molto cercare di insegnare a qualcuno che è meglio usare un wiki per la collaborazione piuttosto che una mail. Abituatevi a persone che copiano e incollano il contenuto dall’esterno in un documento Word, per tenere traccia delle modifiche, e poi inviandovi il documento Word, vi dicono di “dare un’occhiata” prima di caricarlo sul wiki.

       6.      Leader ispiratore

Non avrete abbastanza ore nel giorno per fare tutto quello che volete.

Non si può curare il wiki, scrivere sul tuo blog, moderare tutti i forum, rimanere attivi comunicando e fare da soli tutto il resto .

Avrete bisogno di identificare altri membri della comunità che potrebbero aiutarvi e a cui dovrete far adottare il vostro approccio lavorativo. Ma realmente non avrai alcuna autorità effettiva, ed anche loro avranno altre cose da fare. Buona fortuna!

       7.      Centro assistenza

Quando l’editor WYSIWYG per i Blog non funziona correttamente, a chi pensi si rivolgeranno gli utenti? La risposta non è l’assistenza. Sei tu.

Riceverai e-mail, messaggi, telefonate e messaggi istantanei di assistenza da parte di tutti gli utenti perché sei la persona che vedono più spesso utilizzare la piattaforma. Avranno fiducia di ottenere una risposta giusta da te piuttosto che da qualche ragazzo senza nome dietro una lista di distribuzione di e-mail.

       8.      Psichiatra

Quando nasce un blog e nessuno lo legge o lo commenta. Devi essere pronto a contribuire a rassicurare lui o lei, a gestire le loro aspettative, a dare suggerimenti, trucchi e a ricostruire la loro autostima in modo che il Blog continuerà ad essere attivo.

       9.      Fomentatore

Le conversazioni di lavoro possono diventare piuttosto noiose. Dovrai essere colui che può avviare e gestire conversazioni difficili con la comunità.  Indovina chi scriverà il post sul blog criticando l’ultima manovra politica?

       10.      Cheerleader

Quando i membri della comunità utilizzeranno la piattaforma in modo corretto e contribuiranno a qualcosa di veramente prezioso, è necessario che tu sia il primo a condividerla il più possibile. Hai bisogno di essere la persona  che mette in primo piano quel membro della comunità e dire a tutti gli altri quello che ha fatto e come gli altri possono apprendere da lui. È necessario essere quello che fa il tifo per gli altri in modo tale da dare loro il rinforzo positivo di cui hanno bisogno.

       11.      Responsabile del progetto

Queste comunità non si costruiscono da sole. Sei tu il responsabile della creazione e la distribuzione di tutti i tipi di rapporti, briefing, schede informative e metriche. Avrai bisogno di un piano per soddisfare tali scadenze mentre sarai impegnato con la comunità stessa.

       12.      Scrittore

Ogni piattaforma, comunità ha una sorta “ABOUT”. Dovrete essere in grado di scrivere il contenuto in un modo professionale ma informale abbastanza che la gente possa leggerlo ed interessarsi ad esso.

       13.      Bidello

Quando si apre il backup del disco locale condiviso, è probabile che vedere 47 diverse versioni dello stesso documento. Si spera che una di quelle contenga un grande “FINALE” nel nome del file. Le vecchie versioni sono buone per ogni evenienza, ma in realtà ingombrano la cartella e rendono difficile trovare qualcosa.

La stessa cosa accade in una comunità online. La gente pubblica cose nei post o nel forum sbagliato, commentano a metà gli articoli sul blog, caricano documenti senza i loro tag, ecc. Dovrai essere tu a ripulire questi pasticci.

Quindi quando state per decidere di ingaggiare quel tale ragazzo nel vostro team, ricordatevi degli altri ruoli che dovrete assumere.

Vi converrà forse prendere qualcuno  molto più esperto del settore?

Diaspora: testiamo anche quest’altro Social!


Cos’è Diaspora?

Diaspora è il social network che ti permette di controllare le tue informazioni. Sei tu a decidere cosa ti piacerebbe condividere e con chi. Di conservare la piena proprietà di tutte le informazioni, tra cui liste di amici, messaggi, foto e dettagli del profilo.

Condividi ciò che vuoi, con chi vuoi“.

Arrivo dopo circa un anno dal lancio. Appena entro, dopo l’inserimento di mail, foto e bio (ormai consuetudine), ho come un flashback: ho già visto “questo posto”!

Barra in alto nera, 3 colonne principali: a sinistra gli aspects (dei gruppi dove inserire le persone), al centro lo stream dei contenuti, a destra i contatti, gli inviti, le connessioni con Facebook e Twitter e.. le donazioni.

Caspita, Google+ è identico! Per farvi capire vi mostro le immagini dei due social.

Diaspora

Google Plus

Inviti illimitati, pseudonimi ancora permessi (mentre G+ non li permette), tag da seguire, app (come cubbi.es per le foto) e privacy (su cui tutti puntano per spodestare Facebook): Diaspora è il social open source.

Secondo me il progetto è anche ben fatto, ma i numeri? Facebook viaggia sui 750 milioni di utenti, Google gongola forte dei suoi innumerevoli servizi, Twitter ha la sua nicchia bella consolidata: ci sarà spazio per Diaspora?

Vi aggiornerò con il passare del tempo, per il momento non sono convintissimo!

Kickstarter video

Spreaker: per il dj che c’è dentro di noi!


Social, user generated, web, radio: riuscireste a metterli insieme? :)

Se volete saperlo, c’è già chi ci è riuscito: parliamo di Spreaker, che gli autori definiscono la prima social Web radio!

L’idea alla base del progetto è quella di dare a tutti la possibilità di fare sentire la propria voce, ricreando lo spirito delle radio libere anni ’70: non solo programmi registrati da DJ professionisti ma show nati dal basso, dalle persone comuni”.

Tutti possono creare i propri contenuti ed il bello è proprio questo: creare il proprio palinsesto, con le tracce, la libreria e la console dedicata. Immaginate la forza del progetto e la bellezza per chi, appassionato di musica o con il sogno di fare lo speaker radiofonico, voglia cominciare a prendere dimestichezza con il Deejaying.

Bravi, davvero ottima iniziativa! :)

Il blog: http://blog.spreaker.com/

Facebook: http://www.facebook.com/spreaker

Le aziende più social – Top 50


In base al nuovo rapporto pubblicato da NetProspex, Google e Microsoft sono le aziende più “social” al mondo.

Nella Top 50 dominano le aziende tech, anche se ci sono alcune eccezioni. Pepsi, nonostante il “Pepsi refresh project”, rimane fuori dalle prime 50, mentre Coca cola è al 37° posto. Apple è in dodicesima posizione, Walt Disney crolla al 23° posto (rispetto al ranking di maggio).

Altre aziende presenti sono: Amazon, Ebay, EA, Goldman Sachs, Intel.

Il NetProspex Social Index (NPSI) è calcolato in base alle attività, amicizie e connessioni sociali degli uomini d’affari attraverso Facebook, LinkedIn, Twitter, Myspace, Friendster, Flickr, LiveJournal, hi5 e Flixster.

Ecco la classifica:

The social 50

Capoccioni race – La più grande fuga di cervelli della storia


Il giorno dei “Capoccioni” è arrivato!!

Sabato 19 giugno fatti furbo e corri con noi.
Fai funzionare la testa e pure i piedi per completare i cinque chilometri della Capoccioni Race.
I primi tre capoccioni e le prime tre capoccione preparano la valigia e se ne vanno nel campus della University of Oregon a Eugene (USA) per una settimana.

Prepara il passaporto e provaci. Ma se pensi di non farcela, vieni ad aiutare il trio Medusa nell’impresa di arrivare al traguardo senza muovere un passo.
L’importante è che tu sia al Party di Capoccia più bello dell’anno. Musica e divertimento tutto compreso.

Questo è l’ultimo annuncio presente sulla pagina Facebook de “The capoccioni race”, l’evento organizzato da Nike con 3 Università romane (La Sapienza, Luiss, Roma Tre).

Nike insieme al Trio Medusa chiamano a raccolta i cervelli universitari romani per la sfida finale della prima edizione della Capoccioni Race. E lo fanno con un video ironico e sopra le righe, liberamente ispirato al celebre film di O. Stone “Ogni maledetta domenica”; Lele, Furio e Giorgio si improvvisano improbabili coach e, con un discorso che farebbe invidia ad Al Pacino, invitano i propri studenti a dare il massimo, “a macinare più cm possibili” per poter vincere la sfida finale.

Il 19 giugno alle 20 tutti i neuroni si riuniranno all’ingresso degli atenei Roma Tre, Sapienza e Luiss per dare inizio alla gara di 5 chilometri – metaforicamente una vera e propria fuga di cervelli – che si concluderà a Colle Oppio con un concerto-evento live di Roisin Murphy, ex-cantante dei Moloko, che per l’occasione darà vita ad un inedito live e dj-set. In aggiunta le prime tre donne e i primi tre uomini che avranno vinto la gara dei 5km potranno preparare le valigie e fuggire nel campus americano della University of Oregon.

Alla gara prenderanno parte anche tre capoccia d’eccezione: il Trio Medusa che alcuni degli universitari coinvolti nella gara dovranno letteralmente portare fino all’arrivo in modo creativo e originale. I tre infatti avranno i piedi legati e quindi non saranno in grado di compiere da soli il percorso.

Questa è l’ultima fase della The Capoccioni Race, la fuga dei cervelli più originale della storia.
Una vera e propria competizione a botta di km tra i neuroni delle tre principali università romane che ha coinvolto circa 3.000 studenti. L’iniziativa mi è piaciuta!! :-)

Chiudo con un estratto preso dalla pagina Facebook: a differenza di altri sport, in cui è necessaria una naturale predispozione, tutti possono riuscire nella corsa, ma quello che fa la differenza è l’allenamento, o meglio la determinazione. Non sto parlando di stoiche imprese sotto la pioggia battente. E non ditemi di essere determinati solo perché avete comprato pantaloncini, maglietta, scarpe e i-pod superfashion, tutti ancora rigorosamente immacolati nell’armadio. Datemi un motivo per non correre che non sia la pigrizia.

The Capoccioni race

La reputazione delle aziende. Barilla la prima in Italia


Il riconoscimento arriva da una ricerca del Reputation Institute di New York, condotta tra le 600 aziende più importanti al mondo, classificate per fatturato. I risultati della ricerca, pubblicati sul sito della rivista Forbes, sono stati ottenuti attraverso la consultazione diretta dei consumatori in 24 paesi nei diversi continenti.
Le valutazioni sono state espresse su una serie di indicatori come, ad esempio, l’offerta di prodotti e servizi, livello di innovazione, qualità del posto di lavoro, governance, performance finanziarie e leadership di mercato.

Barilla si aggiudica la diciannovesima posizione tra quelle con la migliore reputazione, prima tra le italiane e prima in assoluto nel settore alimentare. Sostiene Massimo Potenza, amministratore delegato del Gruppo Barilla: “La reputazione è un fattore decisivo per la competitività di un’azienda, soprattutto in un mercato che è sempre più globale. Siamo quindi molto soddisfatti della posizione assegnataci, con un primato che dimostra il valore dell’eccellenza italiana nel mondo e il successo di scelte strategiche di lungo periodo in grado di assicurare un’ottima reputazione con tutti i nostri pubblici di riferimento“.

Mentre Kasper Nielsen, Managing Partner del Reputation Institute, spiega: “Nel momento in cui le aziende leader a livello mondiale cercano di crescere e guadagnare quote fuori dai loro mercati domestici, diventa di vitale importanza assicurarsi fiducia e rispetto da parte dei consumatori in tutto il mondo. Barilla ha costruito nel tempo un’eccellente reputazione con le famiglie italiane e, come si evince dal Global Reputation Pulse 2010, gode anche di un forte legame emotivo con le famiglie nei mercati più sviluppati. Con un Reputation Pulse Score di 72,45 Barilla è al diciannovesimo posto nella lista delle aziende con la migliore reputazione al mondo. Questo è il risultato del legame emotivo che ha saputo costruire attraverso i suoi prodotti, la comunicazione e il coinvolgimento delle persone. Barilla è nella posizione di poter rafforzare ulteriormente questo legame con i consumatori a livello globale facendo leva sulla sua storia, che gli è valsa la miglior reputazione tra le aziende italiane. Riuscire ad avere la stessa reputazione nei mercati che crescono potrebbe garantirgli una solida piattaforma di crescita e successo. I risultati del nostro studio, condotto in 24 paesi, suggeriscono che Barilla ha una base molto forte sulla quale costruire“.

Questi i primi posti della classifica (tratta dal sito di Forbes):

World's Most Reputable Companies

Giungo alle mie considerazioni. In un post precedente avevo scritto del rapporto tra Aziende e Social Network, trattando in quel caso la (non) gestione  del caso Barilla-inceneritore. Sicuramente Barilla è nel cuore della maggior parte degli italiani ed è una scuola di marketing ambita da tutti (figuriamoci per chi come me studia anche il marketing distributivo), è presente su Facebook e segue le nuove tecnologie (vedi iPasta: la prima applicazione italiana per iPhone dedicata alla pasta). Ma gran parte della sua forza è data dallo stock di advertising che hanno nella mente i consumatori (dato dall’above the line) e che per essere replicato online ha bisogno di ben altro.

Quindi, secondo me, in questo rapporto menzionato nel post forse manca la parte relativa alle conversazioni che le aziende intrattengono sul web. Mi riferisco al fatto che tutti gli indicatori utilizzati (l’offerta di prodotti e servizi, livello di innovazione, qualità del posto di lavoro, governance, performance finanziarie e leadership di mercato) sono ottimi e sicuramente validi, ma penso cominci ad essere indispensabile un dato che comprenda anche il monitoraggio della qualità/presenza di queste aziende sui Social Network (Facebook e Twitter in primis) e sulla Rete in generale, dove si stanno spostando la maggior parte delle decisioni di acquisto dei consumatori e dove ogni giorno si parla dei brand e dei prodotti, se ne fanno recensioni o se ne sconsiglia l’utilizzo, ecc.

In poche parole c’è un luogo ben preciso che bisogna presidiare e non sottovalutare, dove a volte la reputazione aziendale è buona quanto quella offline ma dove a volte il giudizio delle persone cambia totalmente. E mentre in tv si possono fare spot bellissimi (ma solo da guardare, senza possibilità di interazione) su Internet bisogna rispondere alle domande delle persone, bisogna chiarire situazioni dubbie e incalzanti avendo in mente che si sta andando verso un nuovo mondo fatto di interconnessioni dove le persone detengono il potere e sono i giudici del successo di un prodotto o di un brand. Essere presenti da subito vuol dire investire sul futuro e instaurare un rapporto che nel lungo periodo porterà sicuramente i frutti sperati.

Ninja Academy: Bellaaaaaa!!!


Il 4 e 5 giugno a Milano, nel Covo Ninja di Via Zanella, ci sarà il Corso di Specializzazione in Social Media Marketing (qui tutte le info a riguardo). Gli amici di Ninjamarketing hanno anche dato la possibilità di aggiudicarsi 2 posti gratis partecipando ad un contest: il Ninja Candy! Potevo mancare all’appuntamento?? No di certo. :-)

Mmm, vediamo un po’. Perchè partecipare al Corso?

Semplice, chi vorrebbe mancare ad un appuntamento così bello? Basta guardare le foto, i video ed i racconti delle giornate precedenti vissute nel Covo per sognare di partecipare anche solo per una giornata. Figuriamoci due! Ma con i Ninja non solo ci si diverte, si cresce professionalmente. Questa volta grazie a Simone Tornabene (Mushin) si approfondiranno i temi portanti dei Social Media e di come questi stanno cambiando il mondo della comunicazione e del marketing.

I sogni son desideri. E two is megl che one. Così si dice no? :-)

Grazie ai Ninja che hanno già esaudito il mio desiderio di scrivere per loro. Ora provo a bissare!

NinjaCandy

http://formazione.ninjamarketing.it/social-media-marketing/

Ma come mai ho intitolato questo post “Bellaaaaaa”? Ecco la risposta!

A presto,

Simosoke

Il passaparola negativo: II° capitolo


Come promesso torno a parlare di rapporti tra Aziende e Consumatori sui Social Network.

Dopo aver raccontato cosa succede in Barilla con l’inceneritore (sulla pagina di Facebook continuano ad arrivare commenti da parte delle persone ed è stata postata la traduzione della lettera inviata dal Comune di San Francisco al Sindaco di Parma per far cambiare idea riguardo le strategie sul riciclo dei rifiuti solidi urbani) passiamo ad altri due casi più o meno noti:

1) Fiat
Diciamo che la casa torinese non ha gestito al meglio la vicenda riguardante lo stabilimento di Termini Imerese (in chiusura alla fine del 2011) e le reazioni avute su Facebook (che hanno coinvolto anche Fiorello).
Sono nati molti gruppi contro la chiusura dello stabilimento che hanno tirato in ballo lo showman, coinvolto come protagonista degli spot e siciliano doc.
Sulla pagina ufficiale Fiat nessuna nota o discussione ufficiale in merito, mentre Fiorello ha scritto una lettera tramite il suo sito per chiarire la posizione promettendo di  rimanere vicino alle vicende degli operai e cercando di tenere accese le luci su Termini Imerese (rivolgendosi a Marchionne ed ai vertici aziendali ha chiesto di salvare lo stabilimento).

Jose Gragnianiello aveva provato a “stuzzicare” la Fiat, ma non c’è stata risposta.

2) Tg1
Altro caso venuto alla ribalta da poco è quello del Tg1.
L’uso scorretto della fan page di Facebook (gli errori/orrori visti perfettamente da Doctor Brand) è salito alla ribalta per il caso Mills (dando la notizia della prescrizione del reato di corruzione contestato a Mills, il Tg ha parlato di “assoluzione”!!). Sulla pagina infatti si sono scatenati i commenti (insulti per essere chiari) delle persone senza alcuna risposta da parte di chi si occupa di gestirla. In pratica è una sorta di televideo sul Web, dove sono gli utenti ad aprire discussioni senza un minimo di conversazione.

Queste le tre situazioni, con diverse sfumature, che caratterizzano altrettante realtà importanti del nostro paese.
Da non addetto ai lavori, da studente che si aggira nel Web ed a cui piace informarsi posso dire che:

- sicuramente in Italia ancora possiamo migliorare nell’utilizzo pro-utenti degli strumenti di Social Media Marketing;

- dall’esterno posso farmi un’idea di quello che “dovrebbe” essere il corretto utilizzo di questi strumenti, ma poi ci sono logiche/dinamiche che sicuramente mi sfuggono;

- creare una pagina su Fb non vuol dire essere presenti e conversare;

- allo stesso modo c’è differenza tra quando la pagina viene gestita direttamente dall’azienda e quando viene lasciata nelle mani di un’agenzia che si limita a seguire le regole imposte;

- idem quando ad occuparsene è un’area (magari Marketing o Comunicazione) interna all’azienda che su certi temi non ha voce in capitolo;

- ultimo, ma non per importanza, è il problema delle aziende di mediare tra Istituzioni/Leggi, temi inerenti la salute/l’ambiente e le persone/consumatori.

Aspetteremo qualche cambiamento in positivo e, senza dubbio, proporrò un post su quelle Aziende che fanno della conversazione il loro punto di forza.