Il rischio del passaparola negativo


Su Facebook (in generale è una tendenza attuale dei Social Network) si apre il dibattito sull’inquinamento e del rispetto ambientale. Quando poi in ballo c’è un’azienda come la Barilla, la situazione è ancora più interessante.

Faccio un passo indietro. In quel di Parma (precisamente Ugozzolo) verrà costruito un inceneritore (nel link la distinzione con il termovalorizzatore) che produrrà delle polveri e delle ceneri. Il problema è che nelle vicinanze c’è lo stabilimento produttivo della Barilla, quindi si rischia di innescare una serie di situazioni che porteranno all’inquinamento dell’aria e delle terre circostanti lo stabilimento.

Ora, sempre più persone stanno venendo a conoscenza di questa situazione e chiedono continuamente all’azienda delle spiegazioni in merito (soprattutto su Internet). Barilla ha risposto, per esempio su Facebook, ma i commenti degli utenti (fedeli ai prodotti ed alla storia della società) non sono per niente teneri.

Come comportarsi di fronte a questi eventi? Il rischio del passaparola negativo c’è, come gestirlo? Staremo a vedere!

4 thoughts on “Il rischio del passaparola negativo

  1. In realtà Barilla ha provato a conversare, ma ponendosi nel modo errato verso le persone.

    Barilla, in sostanza, chiede alle persone di fidarsi di lei. Ha la forza, in termini di capitale di fiducia, per farlo. Però a supporto di questa richiesta su un argomento così spinoso come la Salute, non fornisce dati reali, non fornisce link a documenti di terzi indipendenti, non spiega come dovrebbe fare. Questo è un argomento che non si può affrontare in 4 righe in una nota di Facebook. Inoltre, la ciliegina finale di chiedere di usare l’indirizzo email indica o una precisa volontà di spostare la conversazione da pubblico a privato (secondo me senza risultati) o una volontà d’uso del mezzo social errata (io Broadcasto, tu Ascolti).

    Credo, quindi, che la conversazione sia stata gestita (finora) in modo errato.

    Ora Barilla ha un paio di strade davanti a sé: raccogliere i feedback dei suoi consumatori, accontentandoli e cercando di appoggiarli nella “battaglia” per un ciclo di gestione dei rifiuti che finisca in modo alternativo all’incenerimento (gioverebbe a tutti), oppure ignorare e addurre motivazioni generali in cui gli utenti non trovano fiducia, o ancora mettersi in gioco e conversare, capire perchè le persone sono così contrarie e se effettivamente un fondo di verità in ciò che sostengono c’è, prendere una posizione netta, portando fonti e giustificazioni in un senso o nell’altro.

    Leggiamo i commenti: i consumatori sono affranti (!) nello scrivere quello che dicono, perchè Barilla è un brand che appartiene agli italiani, ancora più della Fiat o della Olivetti (per citare due marchi storici). Però dicono chiaramente “noi non ci stiamo, e se fai la gnorri non ti compriamo più, anche se ci piange il cuore”.

  2. Sono d’accordo Tiziano. Ecco perchè a volte mi viene da pensare che tutti i Manager si riempiono la bocca di belle parole, per poi fregarsene di quello che chiedono le persone.
    Con la tv potevano parlare, senza avere risposte/critiche e non c’era informazione.
    Oggi non possono fare passi falsi, con Internet la storia è cambiata ed anche un’azienda come Barilla deve preoccuparsi di gestire le relazioni esterne in modo adeguato.

  3. Pingback: Il passaparola negativo: II° capitolo « Simosoke's Blog

  4. Pingback: La reputazione delle aziende. Barilla la prima in Italia « Simosoke's Blog

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